Selezione Ufficiale

LOBO E CÃO
WOLF AND DOG

di Cláudia Varejão
Portogallo, 2022, 111', colore
Sceneggiatura: Cláudia Varejão
04 SETTEMBRE 22:00 - Sala Corinto
Press, Industry
05 SETTEMBRE 17:00 - Sala Perla
Pubblico, tutti gli accrediti
Segue Q&A
10 SETTEMBRE 11:15 - Sala Perla
Pubblico, tutti gli accrediti

fotografia
Rui Xavier
montaggio
João Braz
musica
Xinobi
suono
Olivier Blanc
scenografia
Nádia Henriques

interpreti
Ana Cabral
Ruben Pimenta
Cristiana Branquinho
Marlene Cordeiro
João Tavares
Nuno Ferreira
Mário Jorge Oliveira
Luísa Alves

produzione
Terratreme Filmes
co-produzione
La Belle Affaire
produttore
João Matos
co-produttore
Jérôme Blesson

ufficio stampa internazionale
Gloria Zerbinati
gloria.zerbinati@gmail.com

Ana è nata su un’isola. È la seconda di tre figli e, insieme ai fratelli, vive con la madre e la nonna. Crescendo, comprende che alle ragazze e ai ragazzi sono assegnati compiti diversi. Luís, il suo migliore amico, ama indossare abiti da donna e da uomo. E Ana lo ammira. Dal Canada arriva Cloé e, con lei, una ventata di gioventù. E così, con la sua amica, Ana si imbarca per oltrepassare l’orizzonte e per scoprire quella linea che separa il “lupo” dal “cane” e che le potrebbe rivelare quale mare navigare.

2022 Lobo e cão
2020 O ofício da ilusão (cm)
2020 Amor fati (doc)
2016 Ama-San (doc)
2016 No escuro do cinema descalço os sapatos (doc)
2012 Luz da manhã (cm)
2010 Um dia frio (cm)
2007 Fim-de-Semana (cm)

«La prima volta che sono atterrata a São Miguel il sole stava tramontando. Il cielo era coperto e il blu era così penetrante che tutta la vegetazione sembrava immersa in una tonalità indaco. L’immagine di un’isola blu mi è rimasta così impressa da riportarmi alla mente la poesia di Francisco de Sá de Miranda: nel mezzo di una giornata luminosa / vagate tra il lupo e il cane (no meio do claro dia / andais entre lobo e cão). La poesia descrive quel crepuscolo indefinito che evoca l’aggressività di un lupo o la dolcezza di un cane. È così che gli isolani si sono rivelati a me: un popolo che si origina da forze opposte. Le dicotomie sono parte di questo film: unità e isolamento, certezza e dubbio, luce e oscurità, sogno e realtà.
Ciò che mi spinge è la lotta per la libertà personale, la lotta contro le disuguaglianze socio-economiche e contro le ingiustizie che subiscono le minoranze, temi che credo riguardino tutti noi. Questo vale soprattutto quando si tratta di territori ai margini, ad esempio le isole, dove si conservano tradizioni e credenze ancestrali che impediscono alle comunità di aprirsi al cambiamento. Ma la gioventù non si cura dell’eredità: mette in discussione gli schemi, li scardina per inaugurare nuovi sentieri. Non esiste un tempo o uno luogo più audace. È il momento in cui i veli si sollevano e gli occhi accolgono tutto, per la prima volta, senza pre-giudizi. Sono giorni luminosi in cui l’amore può raggiungere qualsiasi cosa.
Nulla è banale quando proviamo empatia per il mondo che stiamo raffigurando. Sono emozioni lontane e misteriose che ci portano a scegliere e a mettere in evidenza ciò che guardiamo. Dare voce, significa evocare un intero universo personale e un’identità che non sia sottomessa alla morale di un’epoca. È uno sforzo per evidenziare la bellezza e l’unicità di ogni vita.
Ho affrontato questo film con il desiderio di ritrarre i luoghi che mi interessavano: i retaggi dei ruoli sociali e famigliari e le questioni legate all’identità di genere. E poiché riferirsi a questi temi significa anche parlare di cesure, questo film inquadra ciò che accade quando i cambiamenti non avvengono per scelta ma per un caso fortuito. Tra il restare e il partire esiste uno spazio per tutte le tensioni, i dubbi e i desideri. Direi che questo è, appunto, un film sul “tra”: tra terra e mare, notte e giorno, femminile e maschile, reale e sogno. Tra il rimanere o l’andarsene.
Lobo e cão prende forma dal mio mondo interiore, ma è anche il frutto di una vasta ricerca tra i giovani e gli abitanti dell’isola di São Miguel, provenienti da contesti diversi e le cui storie hanno contribuito in modo significativo alla composizione del film. Il reale è la sfera primaria del mio sguardo cinematografico, è in questo territorio che ho vissuto durante tutto il processo della sua realizzazione: gli attori non erano professionisti, le équipe tecniche e artistiche erano composte da diverse persone del luogo e il coinvolgimento della comunità locale è stato la spina dorsale del lavoro. Ma non solo. Le fragilità sociali che abbiamo intercettato durante la ricerca e il casting, ci hanno spinto a creare un progetto di sostegno sociale per la comunità LGBTQI+ dell’arcipelago, il progetto (A)MAR – Açores Pela Diversidade (Azzorre per la diversità).
La finzione appare in Lobo e cão come uno spazio di libertà per creare il sé e l’idea stessa di comunità, dove ogni individuo coinvolto può essere ciò che non è (ancora) e le interazioni all’interno del gruppo aprono a possibilità inaspettate. È la pietra angolare da dove si propaga il cambiamento e il campo nel quale seminare sogni nascosti. Credo che l’oscurità nella quale si è formata la vita di molti giovani del film  sia lo stesso luogo che ha permesso loro di cercare la luce necessaria per scoprire la propria personalità. Perché, come dice Paul B. Preciado (citato in una scena del film) a proposito del privilegio di essere fragili, la rivoluzione si realizza attraverso la debolezza».

Cláudia Varejão (Porto) ha partecipato al programma di creazione artistica istituito dalla Fondazione Calouste Gulbenkian in collaborazione con la German Film und Fernsehakademie di Berlino. Ha frequentato la São Paulo International Film Academy. inoltre, ha studiato fotografia presso l’AR.CO di Lisbona. I suoi film sono stati selezionati e premiati ai Festival di Locarno, Rotterdam, Nyon (Visions du Réel), Parigi (Cinéma du Réel), Karlovy Vary, Art of the Real – Lincoln Center, e altri ancora. Da fotografa, svolge attività di docenza alla scuola d’arte di Lisbona, AR.CO, e all’Universidade Catolica Portuguesa di Porto (Escola das Artes).

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