
Notti Veneziane 2026
UNO SI DISTRAE AL BIVIOSOUTHERN PEASANTS
fotografia
Tomas Rigoni
montaggio
Esmeralda Calabria
musica
Antonio Guastamacchia
Héctor Cavallaro
Pino Basile
suono
Michele Leucci
costumi
Antonio Tomacci
con
Antonio Guastamacchia
Angelica Brienza
Daniele Onorati
Giorgia Palmucci
Giuseppe Antonio Colangelo
Pino Basile
produzione
Caucaso
produttore
Stefano Migliore
in collaborazione con
Fedelissimi
vendite internazionali e
distribuzione italiana
Ambassador
ufficio stampa italiano
Francesca Ferri
Marta Franceschetti
La Lucania è una terra del Meridione d’Italia in cui da millenni contadini operosi solcano le colline del grano con il loro inesorabile passo. Braccianti antichi e coltivatori contemporanei vivono nella compresenza dei tempi, rinnovando nel ciclo delle stagioni la cura per la terra, i cereali e gli animali. Le loro fatiche sono sublimate da Guastamacchia, contadino cantore che attraversa il paesaggio cercando lavoro a servizio dei padroni. La sua voce evoca le storie di sopravvivenza di una comunità rurale segnata da decenni di lotte bracciantili e letteratura militante. Il veicolo prediletto della parola è il canto, la lingua universale dei contadini, che hanno tramandato la propria storia solo oralmente. Nel flusso musicale scorrono i versi di Rocco Scotellaro, poeta della libertà contadina, militante sulla terra e sulla pagina. Tra i resti della civiltà rurale del Novecento, i contadini tentano di consegnare pratiche ancestrali a un futuro ancora indefinito.

2026 Uno si distrae al bivio
2024 The City is Lost.
La Venezia di John Ruskin (doc)
2023 Il Re Fanciullo (doc)
2019 Lucus a Lucendo.
A proposito di Carlo Levi
(doc, diretto con Enrico Masi)
«Il film si muove alla ricerca dell'eredità della civiltà contadina. Una civiltà paradossalmente superata e necessaria. Due generi riecheggiano nel tentativo di ricostruire una comunità rurale e di far rivivere antiche pratiche minacciate di scomparire: il western e il musical. Il primo vive in personaggi di un altro tempo e nei borghi fantasma della Riforma agraria del 1950. Il secondo in canti e strumenti arcaici, di musicisti e cantori di oggi. Si mostrano per ossimoro miti e fantasmi scomparsi, i cui temi sono oggi più che mai urgenti: le lotte per il lavoro, la difesa del paesaggio, lo sfruttamento, la terribile mancanza di poesia di oggi, la sensazione di non avere più spazio e tempo per agire. Il film fa vedere la persistenza di quel luogo nella compresenza dei tempi, ispirato da Rocco Scotellaro, grande poeta contadino e rivoluzionario, sparito dall’attualità e tutto da riscoprire, soprattutto per i giovani che oggi chiedono il diritto di far parte del mondo e della storia». (Alessandra Lancellotti)
Alessandra Lancellotti è architetto, archivista e cineasta. Si forma alla Technische Universität di Vienna e il Politecnico di Torino, dove consegue un dottorato in Beni Architettonici e del Paesaggio. Presso il Politecnico lavora per Architeca – Archivio Cinematografico e Multimediale di Architettura, dedicandosi alla cura e valorizzazione del patrimonio audiovisivo. Collabora con Università Ca’ Foscari Venezia in progetti di ricerca storica e artistica. Nel suo lavoro intreccia il linguaggio dell’architettura con quello del cinema, indagando i temi della rovina, del restauro e della memoria collettiva. Dal 2014 è parte del collettivo di produzione cinematografica Caucaso, all’interno del quale lavora nell’ambito della regia e della ricerca d’archivio.





