Confessioni di una giovane apprendista alla fine di un Festival. Articolo di Lorenza Gaia Emanuela Cassano
Con la fine del Festival arriva inevitabilmente il momento dei sentimentalismi. Il giorno prima stai imprecando contro turisti sudati che ti sfiorano sui mezzi, contro le camminate notturne per raggiungere alloggi in posti dimenticati da Dio e contro le polemiche sulle vallette («eh si, ero io, guarda mamma sono famosa!») e il giorno dopo il fastidio ha finito di sistemare le valigie prima di te ed è già partito – la prenotazione seguente era per la malinconia (o «pucundria» come mi è stato insegnato dai miei colleghi) e, si sa, i veneziani con gli affitti sono fiscali.
Seguire il sito, oltre che aggiungersi alla lista di esperienze improbabili sul mio CV, mi ha fatto scoprire una parte di Festival a cui, in una situazione diversa, avrei dedicato meno attenzione. Se è vero che la parte migliore di questi eventi – almeno per gli spettatori – solitamente sono i film, la programmazione di incontri ospitati dalla Casa degli Autori è stata comunque molto appassionante.
Avere la possibilità di discutere con i protagonisti del settore di questioni artistiche a livello pratico, politico e a tratti accademico è una grande opportunità. Per me è «solo» un’aggiunta al canonico percorso di educazione formale, ma penso che trattare questi temi insieme a un pubblico più o meno informato contribuisca attivamente a togliere al cinema (e all’arte in generale) lo stigma di puro intrattenimento – o quantomeno lasciatemi illudere che sia così. Serve alla mia crociata personale contro chi si riferisce ai miei studi come «scienze delle patatine».
Nonostante sia realmente molto intenso, stare nei Festival è sempre bello e divertente. L’atmosfera che si respira è magica, le persone che ci lavorano sono stupende (tanto i lavoratori «veri» quanto i tirocinanti) e i tramonti della laguna sono tra i più suggestivi al mondo.
Questo avrebbe dovuto essere il mio primo «autentico» articolo, e invece il mio responsabile si troverà a correggere un flusso di pensieri smielato e vagamente incensatorio verso le Giornate degli Autori. È bene che si sappia che il Lido di Venezia ha il mio cuoricino e quindi non si poteva fare diversamente.

