Promosso da Venezia Cult, l’incontro con il creatore di Rat-Man ha esplorato la passione cinefila e i meccanismi del racconto per immagini. Articolo di Lorenza Gaia Emanuela Cassano

Ieri mattina la Sala Laguna ha ospitato un divertente e interessante incontro che ha avuto per protagonista il fumettista Leo Ortolani. L’evento, promosso da Venezia Cult, è stato moderato da Gianluca De Angelis e Daniele Daccò.

Vista la sua doppia natura di autore e recensore di film, Ortolani si pone come l’anello di congiunzione perfetto tra il mondo dei fumetti e quello della settima arte. Se questo non bastasse, non è raro che nelle sue vignette si possano riconoscere cameo di attori famosi e personaggi del cinema.

Per Ortolani la contaminazione tra questi due mondi non si ferma qui. Durante la conversazione, infatti, l’autore ha raccontato come la visione dei film lo aiuti con la costruzione delle storie, anche più dei libri (che per formato potrebbero sembrare più affini ai fumetti). Questo perché la durata dei film impone un certo lavoro di sintesi, essenziale anche nel caso dell’arte illustrata. Contrariamente alle aspettative, però, Ortolani riconosce un’utilità anche alle narrazioni cinematografiche meno riuscite che possono aiutarci a capire come NON si racconta una storia. In questo senso, Ortolani si è detto contrario anche a un uso troppo pedissequo delle regole di sceneggiatura in quanto «si vedono i fili dietro, si vede la trama […] quando vedi la trama e sai già cosa succede e come va a finire vuol dire che non hai raccontato benissimo».

La conversazione ha toccato altri punti molto rilevanti, come ad esempio la questione degli adattamenti e del rapporto con le piattaforme. Il fumettista ha spiegato come la realizzazione dei fumetti permetta maggiore libertà espressiva rispetto alla realizzazione di film. Questo perché il budget dei film è necessariamente più alto e, quindi, è un investimento più rischioso.

Per questo motivo si è detto sollevato riguardo la mancata attuazione dell’adattamento delle sue serie, in quanto gli adattamenti tendono a dover seguire le regole imposte dalle piattaforme senza rendere giustizia alle opere, tranne che nel caso di Zerocalcare a cui riconosce un lavoro impeccabile.

Infine, la conversazione ha toccato inevitabilmente l’argomento dell’intelligenza artificiale. Ortolani riconosce nell’IA uno strumento potentissimo che potrebbe supportare gli autori nella creazione delle loro opere. Seppure a discapito di alcune maestranze, la collaborazione umano-macchina permetterebbe di abbassare i costi e, magari, consentirebbe agli autori di autoprodurre i propri adattamenti su schermo restituendogli maggiore libertà artistica.

Tuttavia, questa apertura alla tecnologia, non si deve tradurre in un uso sconsiderato. In questo senso, oltre ad affermare di non farne uso, Ortolani ha dichiarato che l’IA «è qualcosa che adesso c’è e non se ne andrà più come la ruota, come il fuoco […]. Dovremmo stare molto attenti e usare molto più il cervello».