Ai tradizionali dialoghi pensati per esplorare il mondo dello spettacolo dal punto di vista delle donne, moderate da Lou Stoppard, hanno dialogato Mona Fastvold, Kim Gordon, Suzanne Lindon, Amanda Seyfried, Celia Rowlson-Hall, Antonia Gentry, Zoey Deutch, Thuso Mbedu e Cailee Spaeny. Articolo di Lorenza Gaia Emanuela Cassano
Il 5 settembre in Sala Perla sono stati proiettati Discipline e Avec Kim. I due corti, afferenti al progetto Miu Miu Women’s Tales, sono firmati rispettivamente da Mona Fastvold e Claire Denis. Il giorno successivo, la regista e sceneggiatrice norvegese (Denis non ha potuto partecipare per ragioni personali) – assieme a Kim Gordon, Suzanne Lindon, Celia Rowlson-Hall e Amanda Seyfried – hanno dialogato con il pubblico presso l’Hotel Excelsior – Spazio della Regione del Veneto / Veneto Film Commission.
Oltre a questo primo appuntamento, nella stessa location si sono tenuti altri due eventi sempre per le Conversazioni di Miu Miu Women’s Tales, entrambi moderati da Stoppard.
Nel primo incontro, Stoppard ha dialogato con Antonia Gentry e Zoey Deutch riguardo ai personaggi femminili familiari e la loro interpretazione. Tra tropi e cliché, quello che sembra essere il vero problema è la mancanza di varietà. Le due attrici, in particolare Gentry, hanno sottolineato la difficoltà del cinema a esprimere la complessità e la moltitudine che contraddistinguono l’universo femminile. Se da un lato si cerca sempre più spesso di rappresentare personaggi femminili forti e indipendenti, dall’altro i problemi delle donne non sembrano mai allontanarsi dal mondo maschile e dai «problemi di cuore».
Il ciclo di incontri si è concluso con un dialogo tra la Stoppard, Thuso Mbedu e Cailee Spaeny riguardo la recitazione in spazi e tempi diversi, facendo riferimento tanto ai fantasy quanto ai drammi storici. Per le due attrici, avere la possibilità di indossare i panni di personaggi che si muovono in ambientazioni così diverse dalle nostre è una forma di escapismo, specialmente da una realtà come la nostra che non è sempre piacevole.
I tre appuntamenti, tutti molto avvincenti, lasciano in sospeso una domanda: mentre il cinema indossa la maschera dell’inclusione, quanti dei film che vediamo sarebbero veramente in grado di superare il Bechdel test?

