Concorso 2026

I PLANT MY HAND IN THE GARDEN

Boris Hadžija, Hoda Taheri
Germania, Serbia, Stati Uniti, 2026, 83’, colore
Sceneggiatura: Boris Hadžija, Hoda Taheri
02 SETTEMBRE 22:00 - Sala Corinto
Press/Industry
03 SETTEMBRE 17:00 - Sala Perla
Pubblico, tutti gli accrediti
Segue Q&A
12 SETTEMBRE 19:15 - Sala Corinto
Pubblico, tutti gli accrediti

fotografia
Vytautas Katkus
montaggio
Boris Hadžija
suono
Luka Barajević
scenografia
Michael Schindlmeier
costumi
Anna-Maria Scharf

interpreti
Hoda Taheri
Boris Hadžija
Branka Hadžija
Jahandokht Taheri
Hadi Khanjanpour

produzione
DFFB
co-produzioni
Cruising
Naked
Mala
produttori
Maximilian Feldkamp
Hoda Taheri
Boris Hadžija
Čarna Vučinić
Ena Bajraktarević
co-produttore
Tyler Hills

vendite internazionali
Square Eyes
errika@squareeyesfilm.com
info@squareeyesfilm.com
ufficio stampa internazionale
Noise
Kai Hermann
kai@noisefilmpr.com

Hoda, una rifugiata iraniana che vive a Berlino, è incinta e innamorata di Boris, gay queer originario della Serbia. Insieme decidono di sposarsi e crescere il bambino, immaginando un futuro fondato sulle loro regole. Mentre si preparano al matrimonio e si addentrano sempre più nei rispettivi mondi, la loro relazione viene messa a dura prova dalla burocrazia, dalle aspettative familiari e da storie che nessuno dei due può lasciarsi alle spalle. Circondati da parenti, ricordi e idee altrui sull’amore e sulla genitorialità, Hoda e Boris iniziano a mettere in discussione i ruoli che stanno per assumere. Quello che nasce come un progetto per diventare una famiglia si trasforma gradualmente in una domanda più intima e incerta: riusciranno a reinventare il significato di essere una coppia senza perdere ciò che li ha uniti?

2026 I Plant My Hand in the Garden
2024 Mother Is a Natural Sinner (cm)
2023 As If Mother Cried That Night (cm)
2023 Yugotransport – We Are All on the Same Bus (cm)
2022 Mother Prays All Day Long (cm)

«Il film è una ricostruzione plasmata da esperienze autobiografiche. Nel nostro lavoro, la finzione non è mai un oggetto a cui i personaggi devono adeguarsi. Al contrario, è qualcosa da smantellare. Anche la possibilità di un futuro, come la vita immaginata di un bambino, è trattata come una finzione concreta, qualcosa che si può toccare, rifiutare e silenziare. Il coinvolgimento delle nostre vere famiglie fa parte di questa costruzione narrativa: le relazioni, i gesti, le storie conferiscono una tensione particolare alle interpretazioni, consentendoci al contempo di comunicare con loro indirettamente, attraverso personaggi e situazioni inventate. Il film riflette sul confine instabile tra ciò che appare reale e ciò che è costruito. Un passaporto è un oggetto fisico, eppure l’identità che conferisce è politica e immaginaria. Il matrimonio può essere legalmente riconosciuto pur rimanendo difficile da definire. Un uomo queer viene misurato in base alle aspettative di mascolinità e paternità; un rifugiato diventa tedesco sulla carta; fede, nazionalità, genere e famiglia sono costantemente plasmati da istituzioni, tradizioni e desideri personali». (Boris Hadžija & Hoda Taheri)

Hoda Taheri e Boris Hadžija sono due filmmaker che vivono a Berlino, originari rispettivamente dell’Iran e della Serbia/Montenegro. Il loro lavoro esplora i temi della migrazione, dell’identità, della queer culture e delle forme alternative di famiglia per mezzo di una narrazione che attraversa diversi generi. Si sono conosciuti quando studiavano regia all’Accademia tedesca di cinema e televisione di Berlino (DFFB) e da allora hanno sviluppato e condiviso una comune pratica cinematografica. Insieme hanno realizzato la trilogia di cortometraggi Mother Prays All Day Long (2022), As If Mother Cried That Night (2023) e Mother Is a Natural Sinner (2024), presentata in anteprima a Locarno. Yugotransport – We Are All on the Same Bus (2023) è stato selezionato al Festival di Rotterdam. I Plant My Hand in the Garden segna il loro debutto nel lungometraggio.

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