
Concorso 2026
I PLANT MY HAND IN THE GARDEN
fotografia
Vytautas Katkus
montaggio
Boris Hadžija
suono
Luka Barajević
scenografia
Michael Schindlmeier
costumi
Anna-Maria Scharf
interpreti
Hoda Taheri
Boris Hadzija
Branka Hadžija
Jahandokht Taheri
Hadi Khanjanpour
produzione
DFFB
co-produzioni
Cruising
Naked
Mala
produttori
Maximilian Feldkamp
Hoda Taheri
Boris Hadžija
Čarna Vučinić
Ena Bajraktarević
co-produttore
Tyler Hills
ufficio stampa internazionale
Noise
Kai Hermann
kai@noisefilmpr.com
Hoda, una rifugiata iraniana che vive a Berlino, è incinta e innamorata di Boris, un uomo gay queer originario della Serbia. Insieme decidono di sposarsi e crescere il bambino, immaginando un futuro costruito a immagine delle loro regole. Mentre si preparano al matrimonio e si addentrano sempre più nei rispettivi mondi, la loro relazione viene messa a dura prova dalla burocrazia, dalle aspettative familiari e da storie che nessuno dei due può lasciarsi alle spalle. Circondati da parenti, ricordi e idee ereditate sull’amore e sulla genitorialità, Hoda e Boris iniziano a mettere in discussione i ruoli che stanno per assumere. Quello che nasce come un progetto per diventare una famiglia si trasforma gradualmente in una domanda più intima e incerta: riusciranno a reinventare il significato di essere una coppia senza perdere ciò che li ha uniti?

2026 I Plant My Hand in the Garden
2024 Mother Is a Natural Sinner (cm)
2023 As If Mother Cried That Night (cm)
2023 Yugotransport – We Are All on the Same Bus (cm)
2022 Mother Prays All Day Long (cm)
«Il film è una ricostruzione plasmata da esperienze autobiografiche. Nel nostro lavoro, la finzione non è mai qualcosa a cui i personaggi devono arrendersi. Al contrario, è qualcosa da smantellare. Anche la possibilità di un futuro, come la vita immaginata di un bambino, è trattata come una finzione concreta, qualcosa che si può toccare, rifiutare e mettere a tacere. Il coinvolgimento delle nostre vere famiglie fa parte di questa costruzione narrativa: le loro relazioni, gesti e storie conferiscono una tensione particolare alle interpretazioni, consentendoci al contempo di comunicare con loro indirettamente, attraverso personaggi e situazioni inventate. Il film è interessato al confine instabile tra ciò che appare reale e ciò che è costruito. Un passaporto è un oggetto fisico, eppure l’identità che conferisce è politica e immaginaria. Il matrimonio può essere legalmente riconosciuto pur rimanendo difficile da definire. Un uomo queer viene misurato in base alle aspettative di mascolinità e paternità; un rifugiato diventa tedesco sulla carta; fede, nazionalità, genere e famiglia sono costantemente plasmati da istituzioni, tradizioni e desideri personali». (Boris Hadžija & Hoda Taheri)
Hoda Taheri e Boris Hadžija sono due filmmaker che abitano a Berlino, originari rispettivamente dell’Iran e della Serbia/Montenegro, il cui lavoro esplora i temi della migrazione, dell’identità, della queer culture e delle forme alternative di famiglia attraverso una narrazione che abbraccia diversi generi. Si sono conosciuti quando studiavano regia all’Accademia tedesca di cinema e televisione di Berlino (DFFB) e da allora hanno sviluppato e condiviso una pratica cinematografica. Insieme hanno realizzato la trilogia di cortometraggi Mother Prays All Day Long (2022), As If Mother Cried That Night (2023) e Mother Is a Natural Sinner (2024), presentata in anteprima a Locarno. Yugotransport – We Are All on the Same Bus (2023) è stato presentato in anteprima all’IFFR. I Plant My Hand in the Garden è il loro primo lungometraggio.





