30/08/2019

On ne saurait penser rien:
un progetto (im)possibile?

di Kabir Yusuf Abukar

Si è tenuto questa mattina alla Villa degli Autori l'incontro con enrico ghezziDonatello Fumarola e Alessandro Gagliardo. Introdotti da Giorgio Gosetti, hanno presentato il progetto del film che intendono realizzare nei prossimi nove mesi con MalastradafilmZomia e H12 e che s'intitolerà On ne saurait penser à rien. Proprio oggi è stata lanciata anche la campagna crowdfunding su ecce.dance attraverso la quale è possibile sostenere finanziariamente il progetto che vede già la complicità di Toni Servillo e Mario Martone, che ha detto: «Amo enrico ghezzi. Stiamo aspettando questo film come qualcosa di estremamente necessario».

«Questo progetto - ha introdotto Donatello Fumarola - nasce dall'archivio privato di Enrico e dall'idea di Alessandro Gagliardo di Malastradafilm. Si è trattato di un incontro di intenzioni che ha portato a raggruppare alcune sensibilità diverse dal gruppo dei fuorioraristi, con una sorta di verginità di sguardo e un senso di scoperta nei confronti del materiale. Solo questi sguardi non preparati, non strutturati, non cinefili, potevano regalare quelle sorprese necessarie alla costruzione del film».

«Questo progetto è frutto di un lavoro fatto soprattutto di sguardi vergini - ha sottolineato enrico ghezzi - sguardi non preparati, non cinefili. [] non sento il bisogno di essere un po' più originale (non mi interessa), ciò che farà questo film è proprio quello di dissolvere quanto viene considerato "più originale". Il film gioca appunto su una sovraimpressione continua: si fa nel montaggio. Non so di chi sarà questo lavoro, forse di molte persone; quello che è certo è che il progetto consiste nel giochicchiare con le immagini d'archivio».
Le fonti sono le moltissime riprese analogiche raccolte dagli anni Settanta fino agli anni Duemila e costituiscono un vero e proprio archivio di sequenze di vita, di "presente" trascorso. «Una delle libertà di questo film' - che è un anArchivio, ha spiegato Alessandro Gagliardo - sta nel fatto che non lo si potrà considerare come tale, non lo si potrà noleggiare: la sua natura è appunto questo gioco delle immagini, lasciarsi guidare da loro in questa costruzione».

Non un accumulo, un'eccedenza di storie e nonstorie; tutt'altro. Bensì un racconto di persone e personaggi che si muove tra finito e infinito, possibile e impossibile attraverso la sua genesi. Tutto questo già esisteva, è l'esistente: è un remake del presente. «Occorrerebbe lasciar parlare le immagini da sole - ha concluso enrico ghezzi - cosa che non avviene quasi mai».