MA PER SEGUIR VIRTUTE E CANOSCENZA. L’ULTIMA INTERVISTA DI GOFFREDO FOFI UN CORTOMETRAGGIO DI ALBERTO ANILE E GIANFRANCO PANNONE
Il primo giugno 2025 Goffredo Fofi accoglie in casa una piccola troupe per un intervento in un film documentario su Orson Welles. Un ciak dopo l’altro, dall’argomento cinematografico i suoi ricordi si allargano ad altri campi, regalando inaspettatamente riflessioni e aneddoti. Scomparirà poche settimane dopo, l’11 luglio; l’incontro di un mattino diventa così la sua ultima testimonianza filmata.
«Ce lo aveva detto, concordando l’intervista: Fate presto. Non gli credemmo, e poche settimane dopo ci sembrò assurdo che Goffredo Fofi se ne fosse andato, che quella mattinata di riprese fosse diventata il suo ultimo saluto. Era allegro e in discreta forma, stava ultimando diversi libri. Eravamo nel suo appartamento perché ci parlasse di un grande regista, ma davanti alla telecamera volle aggiungere diversi ricordi personali: l’esperienza torinese, il cinema giapponese a Parigi, Mario Mattoli all’ospedale, i passaporti falsi per i profughi algerini, le battaglie con la polizia a Pesaro, le polemiche con Elio Petri. Voglia di raccontarsi quando si sa di essere alla conclusione, o semplice generosità affabulante? Fofi è stato un maestro, un modello, per noi e per tanti: uno scapigliato severo, un eretico sorridente, un irregolare con la schiena dritta, un rivoluzionario senza bandiere, un religioso senza altari. Ammirava soprattutto artisti e letterati: gli amici Carmelo Bene ed Elsa Morante, Orson Welles, Luis Buñuel, William Shakespeare, Lev Tolstoj, Fëdor Dostoevskij, Dante Alighieri. Il suo insegnamento finale, quello che lui stesso ha sempre seguito, viene proprio dal Grande Fiorentino: Fatti non foste a viver come bruti». (Alberto Anile e Gianfranco Pannone)

