Concorso 2026

DEAR AJAYI

Damilola Orimogunje
Nigeria, Germania, 2026, 120’, colore
Sceneggiatura: Damilola Orimogunje
LE DATE SARANNO PRESTO DISPONIBILI

fotografia
KC Obiajulu
montaggio
Olalekan Afolabi
musica
Re Olunuga
suono
Kolade Morakinyo
scenografia
Abisola Omolade
costumi
Ajah Enene-Orimogunje

interpreti
Bimbo Akintola (Ade)
Tosin Adeyemi (Titi)
Lanre Hassan (Mama)
William Benson (Michael)
Antar Laniyan (Alhaji)
Uzoamaka Power (Lizzy)
Michelle Dede (Victoria)
Chioma Omeruah “Chigul” (Cassandra)

produzione
2o9ine Films
co-produzioni
Mayana Films
Depth and Optics Productions
Zynox Productions
produttori
Damilola Orimogunje
Ajah Enene-Orimogunje
Bose Oshin

co-produttori
Zorana Mušikić
May Odeh
Joshua Alabi
con il supporto di
Hubert Bals Fund+ Europe

Nella Nigeria sud-occidentale degli anni Novanta, le sorelle Ade e Titi Ajayi conducono vite molto diverse pur abitando nella stessa dimora che appartenne al loro defunto padre. Ade è una cristiana devota, unica fonte di reddito della famiglia. Fatica a comprendere la sorella minore, un’aspirante cantante il cui spirito indipendente sfida le convenzioni. Quando nella casa si aggiunge la madre malata, riaffiorano vecchi rancori, costringendo entrambe le donne a confrontarsi con il dolore, la fede, l’ambizione e i fragili legami che tengono unita una famiglia. Nel cercare l’amore, uno scopo nella vita e la libertà, Ade e Titi non si limitano a mutare il proprio futuro, ma anche l’esistenza di chi le sta intorno. Attraverso spazi domestici intimi, musica e arte visiva, Dear Ajayi è il ritratto umano della famiglia, del sacrificio e dell’eterna speranza di trovare un posto nel mondo.

2026 Dear Ajayi
2020 For Maria Ebun Pataki
2018 Losing My Religion (cm)
2017 Mo (cm)

«Sono sempre stato attratto dai momenti di quiete che plasmano le nostre vite in modo più profondo rispetto a quelli drammatici. Le conversazioni rimaste in sospeso, i sacrifici compiuti senza alcun riconoscimento, i sogni abbandonati in silenzio e il modo in cui le famiglie continuano ad amarsi nonostante l’influenza che si impongono a vicenda. Credo che il quotidiano meriti la stessa attenzione cinematografica che spesso riserviamo allo straordinario. Dear Ajayi è nato dal mio desiderio di esplorare questi spazi emotivi. [...] Da regista, mi interessa più l’osservazione che il giudizio. Cerco di avvicinarmi a ogni personaggio con empatia, lasciando spazio alle contraddizioni senza cercare risposte facili. Credo che il cinema raggiunga la sua massima potenza quando affida al pubblico il compito di scoprire il significato attraverso i gesti, il silenzio e la vita quotidiana, anziché attraverso le spiegazioni. Per me, il cinema è il luogo in cui immagine, musica, silenzio e recitazione si fondono per esprimere ciò che spesso le parole non riescono a comunicare. Girare l’intero film con un unico obiettivo è diventato un modo per preservare una prospettiva emotiva unica, mentre la musica e la quiete hanno potuto veicolare sentimenti che il dialogo non riusciva a trasmettere». (Damilola Orimogunje)

Damilola Orimogunje è un regista nigeriano attratto dai tranquilli paesaggi emotivi della vita quotidiana, che esplora storie di famiglia, memoria, fede, amore e speranza. Il suo primo lungometraggio, For Maria Ebun Pataki (2020), è stato presentato in anteprima al Film Africa London, dove ha vinto il Premio del Pubblico per il miglior lungometraggio narrativo. In qualità di produttore, ha anche realizzato All the Colours of the World Are Between Black and White, presentato in anteprima al Festival Internazionale del Cinema di Berlino e vincitore del Teddy Award per il miglior lungometraggio. Dear Ajayi è il suo secondo lungometraggio.

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