04/09/2019

L’avvocato Alberto Grimaldi
Il produttore ribelle

di Kabir Yusuf Abukar

La Villa degli Autori è stata ancora una volta luogo d'incontro importante. Insieme a Roberto Silvestri, Steve Della Casa e il direttore delle Giornate, Giorgio Gosetti, è stato presentato il progetto Alberto Grimaldi: appunti su un produttore di Chiara Nano, co-sceneggiato con Vincenzo Scuccimarra. Un documentario unico che attende di essere ultimato.

I diritti sui materiali ci sono tutti. Con video-interviste inedite realizzate a Roma e a Napoli, il documentario cercherà di raccontare la storia di un produttore unico nel panorama dell'industria cinematografica internazionale. «Alberto Grimaldi è stato un lavoratore straordinario e di straordinaria precisione - ha detto Gianluca Farinelli - un uomo di grande coraggio imprenditoriale. Un produttore internazionale capace di difendere i propri film anche in tribunale». 

Avvocato della Columbia Pictures Corporation prima ancora di diventare produttore, fin dagli studi universitari in giurisprudenza cominciò a collaborare con l'esercito degli Stati Uniti, lavorando al Cinema delle Palme a Napoli; è lì che imparò l'inglese durante le proiezioni per i militari americani. Gli Stati Uniti sono stati da sempre la sua terra adottiva, là ha potuto crescere professionalmente, combattendo incredibili battaglie - burocratiche e non - che lo hanno portato a realizzare oltre settanta film nell'intera carriera.

«Siamo di fronte alla figura del produttore internazionale più capace che l'industria cinematografica italiana abbia mai avuto - ha detto Chiara Nano -. È riuscito a realizzare film italiani con fondi e contributi provenienti dagli Stati Uniti, raggiungendo successi professionali e imprenditoriali di grandissima portata culturale. Fare soldi con l'arte traducendola in spettacolo è stato il mestiere di una vita. "Sono sempre stato impiegato di me stesso" dice in un'intervista. Ha sempre avuto la capacità di imporre i propri prodotti a livello internazionale con l'ambizione di cambiare, di oltrepassare il costume vigente attraverso le sue produzioni. Nelle sue intenzioni professionali e nei suoi prodotti c'è sempre stato un elemento di sovversione».

Per essere ultimato il documentario necessita ora di fondi e finanziamenti, siano pubblici o privati non importa, si tratta di un atto dovuto nei confronti di un professionista del cinema che non ha eguali nella storia dell'industria cinematografica internazionale prima ancora che italiana.