Selezione Ufficiale

200 Meters

di Ameen Nayfeh
Palestina, Giordania, Qatar, Italia, Svezia, 2020, 90', colore, DCP
Sceneggiatura: Ameen Nayfeh
Coming soon...

fotografia
Elin Kirschfink
montaggio
Kamal El Mallakh

musica
Faraj Suleiman
suono
Benny Person
scenografia
Bashar Hassuneh
costumi
Fairouze Nastas

interpreti
Ali Suliman [Mustafa]
Anna Unterberger [Anne]
Motaz Malhees [Kifah]
Lana Zreik [Salwa]
Gassan Abbas [Abu Nidal]

produttore
May Odeh
produzione
Odeh Films
co-produttori
Francesco Melzi d'Eril
Marco Colombo
Julia Gebauer
co-produzione
MeMo Films


Mustafa e sua moglie Salwa provengono da due paesi palestinesi distanti solo duecento metri, ma separati dal muro. Questa strana situazione sta influenzando in negativo un matrimonio che altrimenti sarebbe felice. La coppia comunque fa il possibile per farlo funzionare. Quando è buio, Mustafa accende una luce nel suo balcone per augurare la buonanotte ai figli che sono dall'altra parte e che, a loro volta, rispondono con un segnale. Un giorno Mustafa riceve la telefonata che ogni genitore teme: suo figlio ha avuto un incidente. L'uomo si precipita al checkpoint dove pieno d'angoscia è costretto a fare la fila. Un'attesa inutile a causa di un problema con le sue impronte digitali. L'ingresso gli è negato. Disperato, Mustafa chiede aiuto a un contrabbandiere per oltrepassare il muro. I duecento metri si trasformano in un'odissea di duecento chilometri, alla quale si uniscono altri viaggiatori determinati a oltrepassare quella barriera.




 

Filmografia

2020 200 Meters
2017 The Crossing [cm]
2014 Suspended Time 'Zaman Muaalaq' [frammento: Interference, doc]
2012 The Eid Gift [doc]
2012 The Uppercut [doc]




Sono tanti i ricordi a cui non ho più accesso o sui quali forse ho timore a soffermarmi. L'oppressione è alienante soprattutto quando ti abitui alla negazione dei diritti fondamentali! Una separazione forzata fa molto male. 200 metri è la mia storia, è la storia di migliaia di palestinesi e, sicuramente, le storie possono cambiare la vita. Credo nel potere del cinema e nella maniera in cui tocca le nostre esistenze in modo magico. È necessario raccontare questa storia. Quando si menziona la Palestina, probabilmente a venire in mente sono le immagini del muro, dei posti di blocco e dei soldati. Immagini, queste, che sono presenti anche in questo film. Tuttavia, l'attenzione è concentrata su quanto questa divisione influisca negli esseri umani, per fare luce su quei muri invisibili originati da una barriera fisica. Qui, in Palestina, siamo abituati ad adattarci a nuove situazioni, a fare come viene detto e a camuffare i nostri sentimenti. Ma questo non dovrebbe essere più accettabile. La libertà di movimento è un diritto umano fondamentale che appare come una favola in una realtà così brutale. Il protagonista Mustafa ha obbedito alle regole, ha sopportato l'umiliazione e ha fatto come gli è stato detto per garantirsi una piccola possibilità di stare con la sua famiglia, ma quando quelle stesse regole che lo hanno alienato mettono in pericolo i suoi cari e il senso della paternità, potrà ancora obbedire?

Ameen Nayfeh (Palestina, 1988) ha trascorso i suoi anni formativi tra la Giordania e la Palestina. Nonostante l'interesse per il cinema, nel 2010 si è laureato in infermieristica presso l'Università Al-Quds di Gerusalemme Est. Due anni dopo, ha conseguito un Master in produzione cinematografica presso il Red Sea Institute of Cinematic Arts in Giordania. Ha scritto, prodotto e diretto cortometraggi premiati nei festival internazionali.




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